martedì 26 gennaio 2016

A.I.
Artsteady intervista
ENRICO NEBBIOSO MARTINI


Enrico Martini, in arte Nebbioso è già schedato da tempo nei fascicoli di Artsteady.
Individuo sfuggente, pieno di impegni, quasi impossibile da incontrare in fiera, Enrico è a metà tra un hobbit e un cavaliere dello zodiaco, ma è sicuramente uno sceneggiatore di fumetti completo.
Il suo brutto muso affianca alcuni piccoli capolavori come Curami e Cosfight (Cyrano Comics), e Karmapolis (Renbooks), senza contare il numero speciale per il Lucca Comics de La commedia (sexy all'italiana) che è possibile trovare nel nostro negozio on line.
Ora arriva in edicola come sceneggiatore del numero 1 di Johann Wier, edito per la Shockdom. Prima di auguragli un in bocca al lupo abbiamo pensato di intervistarlo per scoprire qualcosa di più su di lui e su questo nuovo progetto.

Iniziamo una domanda classica: quando hai deciso di passare dall'essere un semplice lettore di fumetti ad un addetto del settore? E dico addetto perché non sei solo uno sceneggiatore, ma ricopri anche la carica di editor per la Cyrano Comics.


Credo che la mia sia la storia di molti “addetti al settore”: scrivo da quando ne ho memoria, studiando, confrontando i miei supereroi con quelli della Marvel, tanto per dirne una. La mia fortuna è stata trovare un gruppo di ragazzi, che poi ha formato il nucleo originario di Cyrano Comics, appassionati e determinati quanto me a diventare fumettisti. Sottolineo determinati, perché formare un gruppo che fa fumetti per davvero, che punta a confrontarsi con delle case editrici e una fonte di guai infinita. Ma tu lo sai bene...

Parlando proprio degli editor: qual'è secondo te la difficoltà maggiore di questa figura professionale?
Fare l'editor è correre sul filo del rasoio, cercando che il lavoro definitivo sia un buon compromesso tra quella che è la volontà dell'autore e la linea che si è imposto “l'editore”. Se a questo si aggiunge che l'artista, in quanto tale, è sempre in bilico tra egocentrismo e insicurezza, tra gelosia per ciò che fa e la voglia di emergere, costi quel che costi, si capisce bene che non è un lavoro facile e che rischia di creare non poche fratture.

Johann Wier nasce da un'idea di Lucio Staiano, direttore editoriale della Shockdom edizioni, che ha scelto te per scriverla e portarla alla luce. Quanto è stato difficile lavorare sull'idea di un altro?
In questo caso, non lo nascondo, è stato semplice. Staiano mi ha affidato un personaggio che ben conoscevo, grazie alle mie passioni, un uomo che diventato un simbolo di lotta ed erudizione. In più ho avuto modo di lavorare con Fabrizio che, con il passare dei mesi, si è dimostrato un vero fenomeno di bravura e umiltà, un professionista come se ne vedono pochi tra gli “emergenti”. Per ricollegarmi alla domanda fatta prima, un ruolo importante ha avuto la nostra editor, Chiara Zulian, che ha saputo sempre trovare la soluzione migliore per i vari problemi: il risultato credo gli ne dia merito.

Essendo Wier un personaggio realmente esistente, quanto è stata importante la ricerca storiografica prima di poter realmente iniziare a delineare il personaggio fumettistico del medico demonologo?
Parlare di Johann, prima di tutto, è parlare di quello che ha fatto. Le notizie sulla sua vita vengono dedotte dalle sue opere, principalmente. Vedere cosa ha fatto e quando lo ha fatto, fa capire bene quanto diverse siano le nostre realtà. Io ho avuto la fortuna di fare una serie di esami universitari che parlavano di lui, dell'inquisizione, del modo che aveva la chiesa di porsi verso la stregoneria e le eresie. È un tema tutt'altro che facile, che richiede un certo tatto: fare di tutte le erbe un fascio, sarebbe pericoloso, oltre che scorretto. Il secondo volume, se il pubblico premierà il nostro lavoro, parlerà del vescovo di Trento, principe prima ancora che prelato, situazione che dà il metro di quanto complesso fosse questo mondo, dove fede e potere temporale si mescolavano in una commistione decisamente...delicata.

Johann purtroppo si trova ad affrontare una chiesa molto spesso bigotta ed ignorante. Quanto di contemporaneo c'è in quello che racconterai sulle prossime pagine di Wier?

Come ho detto ho detto poco sopra, non bisogna fare di tutte le erbe un fascio. La chiesa medievale (e quella rinascimentale, per estensione, visto che quello è il periodo in cui si muove Johann) si muoveva su vari piani, spesso staccati tra loro, ma era comunque il centro della vita cittadina. Il prelato gestiva tutta una serie di questioni a livello sociale, nel bene e nel male, prima ancora che di fede. Non a caso, molti degli studi di microstoria partono da atti ufficiali, come gli incartamenti relativi a battesimi, matrimoni ed estreme unzioni, per definire il modo di vivere della gente del periodo, che si muoveva in città piene di monasteri e cattedrali, se non in villaggi che erano sorti attorno a conventi e da quelli dipendevano. La chiesa era un elemento fondante e indispensabile della vita dell'uomo medievale, definendole l'educazione e le leggi che seguiva. Poi sai, non tutti gli uomini di chiesa sono sant'uomini...un po' come oggi, questo sì.

Tre film, tre fumetti e tre canzoni. Giusto così per chiudere.
Andiamo su cose contemporanee, tipo dell'ultimo paio di anni?
Film: Mad Max, Benvenuto presidente, Looper
Fumetti: One Punch Man, Dragonero, Iron Fist
Canzoni: Sugar (Editors), I Miss The Misery (Halestorm), Ship to Wreck (Florence+the machine)

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